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    Capitolo II

    Capitolo II

     

    Mi sveglia ch’era già Natale. Mi sembrò di aver dormito per una settimana intera quando aprii gli occhi. Prima di riuscire a beccare mia madre in giro, sgattaiolai fuori e raggiunsi casa di Sarah.

    «Ciao stupida!» Mi salutò appena mi vide, con un sorriso. «Come vanno i preparativi per il Natale?» Mi guardò storto «Questa potevi evitartela…» Quella mattina mi ero svegliata nervosa, e avevo voglia di scaricare la mia rabbia su qualcuno, ma mi pentii subito di aver detto quella frase.

    La madre di Sarah si era suicidata la sera della vigilia, senza motivo. Ero stata un’insensibile…

    «Scusa Sarah… oggi mi sono svegliata con la luna storta.»

    «Allora cerca di raddrizzartela… Sai che non mi va di litigare!»

    Durante il periodo natalizio mi trovavo bene solo a casa di Sarah, in quel periodo in quella casa non cambiava assolutamente niente. Tutto rimaneva uguale, tutto il disordine che vedevo per tutto l’anno rimaneva lo stesso anche a Natale. Era come sentirsi in un semplice giorno d’inverno… Che meraviglia! Niente stupide lucine o alberelli decorati, o piantine di vischio appese alla porta.

     «Saliamo in camera?» chiese Sarah. Io annuii e ci ritrovammo sul suo letto ad ascoltare Nicholas Awery, la canzone si chiamava My sweet Lucifer e diceva pressoché frasi del tipo “Lucifero, io e te siamo destinati a stare insieme. Lucifero, guardami negli occhi…” Il tipo aveva una bella voce, dovevo ammetterlo, ma considerai il testo un semplice modo per fare scandalo, nient’altro. Insomma, non poteva essere davvero un satanico. E poi anche se lo fosse stato, perché decidere di spiattellare al mondo intero certe cose?

    No. Non condividevo affatto il suo pensiero, né il suo stile di vita, né la sua musica.

    Ma che potevo fare? Sarah lo adorava e sarebbe stato scortese dirle di spegnere lo stereo. Allora, per ignorare il tutto, presi uno dei diari sparsi per la stanza e iniziai a leggerlo ad alta voce “Oh my sweet Lucifer, oh my sweet love…”. Incredibile, c’era scritto il testo della canzone che stavamo ascoltando!

      «Bella, vero?» Si riferiva alla canzone. «Non è il mio genere…» Le risposi «Oh, avanti, come puoi non amare un tipo del genere?» E a quelle parole aprì l’anta del suo armadio e mi fece vedere un poster di dimensioni enormi che ritraeva il tipo.

    «Dai Sarah, non ti sembra stupido iniziare addirittura ad “amare” qualcuno di così irraggiungibile?» Sarah sospirò e richiuse l’anta, dando un ultimo sguardo al poster.

    «Allora… non posso sperare sulla tua presenza a Capodanno?» Io roteai gli occhi «Direi proprio di no!» Basta Sarah, non riuscirai a convincermi…

    «Oh, avanti, Lusie… tanto sai perfettamente che a casa tua ci sarà la solita noiosa cena di famiglia e tu il giorno dopo non farai altro che lamentarti con me e Brian di quanto sia stata terribile la serata!» Ci pensai un po’ e dentro di me mi dissi che aveva ragione, altrochè se aveva ragione! «Allora?» Mi chiese un’ultima volta sorridendo «Bhè… non saprei, io odio Nicholas Awery.» Lei mi abbracciò contenta e disse «Lusie! Non te ne pentirai! Credimi! Sarà un evento spettacolare!!!» Io sbuffai «Non ho ancora detto di sì!» Ignorando le mie parole, aumentò il volume dello stereo a livelli insopportabili, ma io vedendo quel viso così sorridente non potei far altro che unirmi alla sua felicità. Mi faceva tanto piacere vederla così, Sarah era un tipo malinconico, un po’ come me, e per una volta riuscimmo a farci pervadere da una sensazione così bella!

    La mattinata continuò tranquilla. Poco prima di pranzo mia madre mi chiamò al cellulare «Si può sapere dove sei?» La solita ficcanaso… «Sono a casa di Sarah, tranquilla tornerò in tempo per la cena della Vigilia...» Le risposi per accontentarla, anche se avrei tanto preferito continuare a restare da Sarah «Devi essere qui alle sette in punto!» Le risposi di sì e chiusi la telefonata. Sarah e io scendemmo giù per il pranzo preparato da suo padre, un cuoco provetto! Adoravo mangiare a casa sua, suo padre cucinava sempre rare prelibatezze da leccarsi i baffi… Ma quel giorno non era per niente in vena. Pensava alla moglie perduta e tanto amata. Si sforzò di sorridere a tavola, e io per distrarlo intavolai una piccola discussione  «Signor Marshall che ne pensa del concerto di Capodanno?» Alle mie parole Joe – suo nome di battesimo – sembrò cadere dalle nuvole. «Come Lusette? Scusa ero assorto nei miei pensieri…» Venne in aiuto Sarah «Ti ha chiesto del concerto di Capodanno, papà…» Lui lì per lì fece una faccia poco interessata «Bhè, è una bella idea per attirare turisti qui in città…» Sarah sorrise.

    Joe, Sarah e io iniziammo a sparecchiare la tavola. Passai ancora qualche oretta da Sarah prima di sorbirmi la tremenda serata di Natale, contornata di succulento tacchino e verdure precotte che mia madre avrebbe spacciato per fresche, così tanto per darsi arie con le sue sorelle e le sue cognate.

    «Non oso pensare alla confusione che ci sarà stasera a casa mia…»

    «Io sarei curiosa di vedere tuo cugino Josh! È passato un po’ da quando ci provava con me, chissà se sia diventato carino crescendo…»

    «Vuoi provarci con un bambino di 12 anni?»

    «Oh! No! Devo essermi confusa… Chi è il tipo abbastanza alto, magro, moro, molto simpatico! Ma un po’ appiccicoso…»

    «Ah, quello è Fred… è il figlio di mia zia, la sorella maggiore di mia madre.»

    «Ok… lui!»

    «Non ci sarà stasera… è a Oxford, in Inghilterra! È già venuto in estate… te lo sei perso mi dispiace!»

    «Pazienza… sarà per la prossima volta!»

    Suonò il campanello, era Brian. Salì in camera di Sarah e ci trovò sdraiate sul letto a deprimerci con discorsi inutili e insensati… Lui s’infilò tra noi due e s’inserì tra le nostre parole. «Che si dice, giovani pulzelle?» Noi mostrammo un timido sorrisetto «Che ci fai qui, uomo del trio?» Gli chiese Sarah «Ah… mia madre mi aveva chiesto di aiutarla a cucinare per stasera e io ho deciso di scappare quaggiù!» Gli diedi un buffetto in testa «Bene, bravo… allora ci sfrutti per i tuoi comodi!» Lui rise «Macchè…» Guardai l’orologio, mancava un quarto alle sette, salutai di corsa e scappai. Mia madre mi avrebbe rinfacciato il mio ritardo per il resto della mia vita.

    Mi feci una bella corsetta fino a casa mia, ma nel tragitto incrociai una Limousine. Strana macchina da vedere in una città piccola come la nostra! Rimase un po’ ad osservarla, quando si avvicinò al marciapiede e il finestrino della cabina posteriore si abbassò.

    «Scusa… sapresti dirmi dove possiamo trovare l’Hotel Major?» Aprii bene gli occhi per paura di un abbaglio. Dopo qualche minuti capii chi fosse quell’uomo… Incredibile! Chi l’avrebbe mai detto? Nicholas Awery in persona mi stava chiedendo dove si trovasse l’Hotel Major! Se ci fosse stata Sarah al posto mio credo che avrebbe aperto la portiera e gli sarebbe saltata addosso!

    «L’Hotel Major? Emh… » Rimasi impappinata nel bel mezzo della frase. Lo guardavo e anche lui mi stava guardando. Mi stava scrutando. Stava fissando il ciuffo di capelli che s’intravedevano fuori dal cappellino che indossavo.

    Io guardavo il suo viso. Aveva una pelle abbastanza scura, abbronzata. Capelli chiari, biondi, lunghi fino alle spalle, mossi dal vento. Delle labbra perfette, assolutamente uniche. Carnose. Una mascella possente. Era così… stupendo.

    Poi spostai il mio sguardo verso i suoi occhi. E con grande sorpresa vidi che anche lui aveva fatto lo stesso…

    Ci fissammo dritto negli occhi per almeno due minuti e mezzo… Era un uomo bellissimo, Sarah aveva ragione. Come avevo potuto non notarlo da tutte le foto e da tutti i poster e da tutti i cartelloni che giravano in città?

    Solo guardandolo negli occhi mi accorsi della sua indicibile bellezza. Un brivido percorse il mio corpo sin dalla punta più microscopica dei miei capelli dannatamente castani, passando per la mia schiena e poi giù per i piedi. Fui attraversata da una sensazione mai provata prima.

    Tutto questo solo per un paio di occhi azzurri come il cielo.

    «Tu!» Incredibile! Ero riuscita a pronunciare una sillaba…  

    «Sei Nicholas Awery ve… vero?» Lui continuò a fissarmi, scese dall’auto e mi rispose «E tu non sei una mia fan, vero?» Io abbassai lo sguardo sorridendo… «No… mi dispiace…» Lui era bellissimo, aveva un corpo stupendo. Due spalle larghe, un busto ben impostato. La maglia che indossava lasciava intravedere i muscoli delle braccia e i jeans neri modellavano accuratamente il fondoschiena e le gambe.

    Meraviglioso. Era semplicemente meraviglioso. Nient’altro.

    Aveva dei lineamenti stupendi. Antichi. Ottocenteschi quasi. Stavo per sciogliermi, lo sentivo…

    «Bhè… non posso pretendere di piacere a tutti!» Disse sorridendo.

    «è vero…» L’occhio scivolò sul mio orologio, le sette e mezzo! Ero in tremendo ritardo!

    «Scusa… io… devo scappare! Mi dispiace…» E corsi via.

    Sentii lui che mi pregava di rimanere «No! No aspetta!» e infine l’ultima immagine che mi si presentò fu il suo viso travolto da un’incredibile delusione.

    Allora… aveva significato qualcosa anche per lui quell’incontro! Ma che cos’era stato? Cos’era successo in quei pochi attimi? Era solo un sogno?

    Svegliati Lusette! Svegliati!

    Continuai a chiedere spiegazioni a me stessa per il resto della strada,  mentre camminavo.

    Prima di entrare a casa, ripensai un’ultima volta a quei pochi indimenticabili momenti, e promisi a me stessa di non fare parola con nessuno di tutto ciò.

    Era qualcosa di mio, e solo mio. E avrei potuto condividerlo solo con lui… ma tanto non sarebbe mai accaduto di nuovo, quindi sprecai il resto della serata a tentare di dimenticare tutto.

    Una volta dentro casa, mia madre – stranamente, aggiungerei – mi accolse con un sorriso! «Tesoro, Lusie… vieni cara, siediti a tavola!» Mi sedetti, sorpresa, insieme a tutti i miei parenti. Salutai tutti e iniziammo a mangiare. Mia zia Margareth iniziò a notare quanto fossi cresciuta, seguita a ruota da tutti gli altri parenti. Io sorridevo, di tanto in tanto, ma nella mia testa pensavo solo a lui. Com’era possibile che qualcosa accaduto così velocemente e così inaspettatamente mi avesse segnata in tal modo? Chiedevo alla mia testa di chiudere quel ricordo in un remoto cassetto del mio cervello, ma inutilmente.

    In ogni singolo momento pensavo solo ai suoi occhi. Alla sua voce. Al suo corpo. E quando pensavo di aver trovato un modo per eliminarlo dai miei pensieri, lui ritornava, e ritornava, e ritornava…

    Arrivati al dolce, poi, la situazione si fece grave. Iniziai a canticchiare la canzone che avevo sentito a casa di Sarah… “Oh my sweet Lucifer, oh my sweet love…” Jason, che sedeva accanto a me, mi disse per prendermi in giro «La piccola di casa sta diventando satanica…» Io lo guardai storto, lo fulminai con lo sguardo e ripresi a mangiare.

    Le parole di Jason, però, mi spinsero ancor di più a continuare. E continuai…

    My sweet Lucifer accompagnò il ricordo dei suoi occhi per tutta la sera. E anche la stessa notte, dopo che tutti i parenti furono andati, tutti i regali aperti – avevo ricevuto come regali una collana d’argento da zia Margareth e poi da zio Bernard un maglione, e poi ancora da zia Kitty un set di candele profumate e infine un CD con le migliori canzoni d’amore di tutti i tempi da parte di zio Herb e zia Ellen – quando mi ritrovai sotto le mie calde coperte, non riuscivo a prendere sonno.

    Presi il CD di zio Herb e zia Ellen e inizia a leggere le tracce di cui era composto.

    Arrivata al terzo volume rimasi stupita. Leggevo il titolo di una canzone: You are my drug e l’autore, Nicholas Awery. Non era possibile!

    Lessi la breve descrizione della canzone che diceva:

    Un giovane Nicholas Awery, agli inizi della sua carriera, scrisse questa stupenda canzone per una ragazza che, disse, “non ho ancora conosciuto, ma che appena vedrò riconoscerò all’istante, semplicemente guardandola negli occhi…”. Alcuni pensarono addirittura che la canzone fosse dedicata al suo soggetto preferito: Satana. Ma lui negò tutto sostenendo le sue motivazioni.

    Rimasi sconvolta. Semplicemente sconvolta. Che quell’incontro…

    No. Non poteva essere così. Richiusi il cofanetto nella sua confezione e cercai in tutti i modi di dormire. Ma non appena chiudevo gli occhi, quei traditori subito si riaprivano e le mie mani andavano cercando di nuovo il CD… Dopo alcuni inutili tentativi, decisi di ascoltare quella dannata canzone, la inserii nel mio lettore MP3 e poi…

     

    You are my drug, baby, my drug.

    You are my love, baby, my love.

    Down in the street, our gazes cross in the dark.

    Your lips, your hair, your innocents eyes.

    Your body, your soul, your voice.

    Please remember me.

    I hope you can.

    I want your love.

    You are my drug, baby, my drug.

    You are my love, baby, my love.

     

    Era assurdo. E impossibile! No, non poteva essere vero… Quella canzone descriveva il nostro incontro in tutti i particolari: “Giù in strada, i nostri sguardi insistenti s’incontrano nel buio”. Non era vero, era un sogno, era solo uno stupido sogno. E io di lì a poco mi sarei svegliata.

    Continuai ad ascoltare quella voce per tutta la notte. E non mi svegliai. Non era un sogno. 

    Decisi che doveva essere solo una coincidenza. Alla fine mi abbandonai al pensiero che mi appariva come il più comprensibile, ma allo stesso tempo il più stupido di tutti: una semplice coincidenza. Basta. Chiuso. Finito tutto. Non sarei neanche andata al concerto di Capodanno, anzi forse l’avrei fatto, ma solo per constatare la mia teoria.

    Finalmente verso le cinque riuscii ad addormentarmi. Ma prima dovetti leggere almeno una ventina di pagine di un libro che avevo trovato lì per lì, prima di riuscire ad annoiarmi abbastanza da poter chiudere gli occhi.

    Quella breve notte lo sognai. Rividi i suoi occhi azzurri, le sue labbra carnose, il suo corpo atletico, la sua voce melodiosa. E sentii di nuovo quelle sensazioni meravigliose. Di nuovo quel brivido attraverso il mio corpo… Tu non sei una mia fan, vero? Non posso pretendere di piacere a tutti… L’Hotel Major? Oh… che meraviglia! Era tutto così reale…

     

    Quest'opera è protetta da Copyright...se vi scopro a copiare vi spezzo le gambe! ^^

     

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    Comments (8)

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    Tituccia 88wrote:
    bello..bello assai..l'incontro poi..troppo romanticoooooooooooooo =]
    e leggo subitissimo il terzo capitoloooo!!!
    mi sn appassionata troppo!!!
    May 19
    Stupendosissimo anche questo chap, poi l'incontro <3
     
    tenerissimi, volo al III capitolo XD
    ah, ho visto anche che adori ed e bella.. anche ioo XD
    May 18
    .wrote:
    Ciao ho visto che mi hai aggiunta come amica!veramente tanti complimenti x il tuo blog!!a presto,passa da me quando vuoi,baciii
    May 17
    zauuu passavO di qui x casO
    cOmplimenti il tuO blOg è trOppO
    carinO...vabbè adessO scappO
    se ti va passa anke nel miO blOg
    mi farebbe mOltO piacere
    zauuuu un kizZ dOlZe dOlZe
    May 17
    ciao,ho scoperto questo blog per caso...
    e ho letto questi due capitoli tutti d'un fiato
    mi sono gia appassionata..complimenti..
    ti invio la richiesta d'amicizia così potrò
    sempre sapere quando aggiorni..bacino*
    May 17
    His Heroinewrote:
    premesso che io adoro questa song di Amelie,complimenti per il blog...
    è particolare! grazie di avermi aggiuta tra gli amici..
    passa da me mi raccomando XD
    kiss *sweet vampire*
    May 16
    madò..
    nikolas!
    ke bel nOmee!
    anke il miO primO amOre si kiamava nikOlas!
    OddiO!
    brutti ricOrdi!!
    mm..
    taO
    baciO!
    May 16
    Ciao...
    sarà strano ma sn finita qui x caso...
    qst due capitoli sn meravigliosi...^______^
    complimenti...
    se ti va appena aggiorni avvisami
    mi farebbe piacere continuare a leggere qst storia d'amore...
    se nn è un problema mi aggiungo tra gli amici...
    se ti va paxa dal mio blog x un saluto...
    un bacio...
    a presto..!
     
    May 16

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